Corso CONI/FIGC - Lezione #19


La diciannovesima lezione è stato un condensato di sette ore fra la visione degli allenamenti dei piccoli amici, una bella cena di gruppo e alcune nozioni sul corso.

Piccoli amici.
Durante il pomeriggio abbiamo guardato gli allenamenti dei 2007 e a seguire dei 2005;le lezioni si sono sviluppate con una serie di esercizi eseguiti con la leggerezza del gioco: l’impressione era che i bambini si divertissero davvero tanto e sinceramente avrei voluto fare un balzo all’indietro per tornare a giocare con loro.
Tutti i punti affrontati nella parte CONI del corso sono riemersi ed ho potuto constatare quanta attenzione viene data allo sviluppo cognitivo (capacità percettiva) e motorio (capacità coordinativa).
E’ stato interessante vedere come i bambini non fossero affatto in difficoltà a rispettare le regole imposte: alcune ricerche, infatti, sostengono che il gioco è un potente mezzo per agevolare l’apprendimento e che i bambini si traggono maggior piacere e divertimento quando tutti agiscono all’interno delle regole; il gioco, quindi, permette di stimolare la formazione della personalità del bambino, preparandolo ad assimilare regole, migliorandone l’integrazione sociale. Paradossalmente i bambini più piccoli sono risultati i più semplici da gestire, forse grazie al fatto del minor stress dato da scuola ed dalle altre attività extra-scolastiche o forse invece per la minor competizione che si viene a sviluppare all’interno dei rapporti sociali.
Durante le pause di gioco, gli istruttori hanno dato ai bambini dei feedback sui loro comportamenti ed appena il gioco è ripreso si è notata immediatamente la dedizione per seguire le istruzioni ricevute, con un conseguente miglioramento, soprattutto nell’attività collaborativa.


Suggerimenti per diventare dei buoni educatori.
Dopo cena abbiamo proseguito con Susanna che ci ha dato alcune informazioni di massima sul corso e sul suo significato intrinseco, ovvero l’idea di coltivare una cultura sportiva alla base del movimento sportivo italiano. S
i deve veicolare il messaggio che lo sport è una cosa positiva e che se i bambini (o ragazzi) si accorgono che il calcio non è lo sport in cui ottengono i risultati sperati, per prima cosa non deve essere vissuto come un dramma, e secondo invitarli ad interessarsi ad altri sport o proseguire nel calcio senza però la pressione di diventare a tutti i costi un campione. La nostra attività principale non deve essere quella di un semplice allenatore, ma di un istruttore/educatore in un’età cruciale per lo sviluppo della personalità del bambino oltre che degli schemi motori e delle capacità coordinative.

Un altro compito è quello di essere un esempio e di non permettere ai genitori di sminuirci e a loro volta di mettersi in competezione con il nostro ruolo: questo potrebbe tradursi per il bambino in un grave conflitto su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E’ quindi opportuno affrontare fin da subito questa possibile problematica per individuare una strada comune per il raggiungimento di determinati obiettivi.
In un secondo momento, invece, abbiamo affrontato il duro mondo legislativo, sia per quanto riguarda l’organizzazione dell’attività di base (fondamentale la conoscenza del comunicato n.1 e l’aggiornamento per mezzo dei successivi comunicati ufficiali), sia per quanto riguarda l’aspetto della responsabilità penale degli istruttori.

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