Il capitano dell'orda predappiese
Mentre metto a posto il mio studio salta fuori questo dattiloscritto del lontano 2003 in cui vengono narrate le gesta di Daniele Sartoni, epica figura del calcio romagnolo, foglio che mi era stato passato in quanto all'epoca curavo un specie di sito della squadra.
Daniele Sartoni (capitano dell'orda predappiese) nacque un bel dì dei mesi freddi della fine del XIX secolo in Forum Livii, altezza e peso sopra la norma.
Al sol vederlo nell'indossare la nobile livrea della fazione rappresentata, adornata dal prezioso numero cinque, già si intuisce che non fu figlio di un falegname e di una vergine.
All'avvicinarsi dell'iniziale sibilo che regolerà la contesa, l'aspetto plumbeo esaltato dal terribile livore insanguinato che i bulbi oculari emanano, ci fa comprendere che il nostro satanasso non usò il bue e l'asinello per ottenere tepore, ma li mangiò per rabbia e dispetto.
Fiero e terribile condottiero a cui appoggiarsi negli oscuri e difficoltosi momenti, al sol sentirlo avvicinarsi i tremuli avversari pregano le divinità affinché il perire non sia troppo sofferto, mentre schiere di ardimentosi protettori della porta avversa sono stati onorati dalla sua trafittura.
Talvolta lugubri e tremendi suoni gutturali escono dalla portentosa bocca al fine di spronare il manipolo di compari; fedele al suo signore, tal Erio da San Savino, a cui ricorda che il vil denaro serve non per sé ma per addormentare il plebeo senso della fame della truppa.
All'ora del vespro, finita la tenzone e dopo aver onorato i contendenti sconfitti, l'animo si addolcisce e si inebria nell'infinito abbraccio alla diletta Sara e all'amata Morena.
Codesto è l'homo di cui si tratta e nel bene e nel male sempre ci sarà, per cui è con grande stima e affetto che nel mio cuor per l'eternità ti porterò magnifico Sartopecco
All'avvicinarsi dell'iniziale sibilo che regolerà la contesa, l'aspetto plumbeo esaltato dal terribile livore insanguinato che i bulbi oculari emanano, ci fa comprendere che il nostro satanasso non usò il bue e l'asinello per ottenere tepore, ma li mangiò per rabbia e dispetto.
Fiero e terribile condottiero a cui appoggiarsi negli oscuri e difficoltosi momenti, al sol sentirlo avvicinarsi i tremuli avversari pregano le divinità affinché il perire non sia troppo sofferto, mentre schiere di ardimentosi protettori della porta avversa sono stati onorati dalla sua trafittura.
Talvolta lugubri e tremendi suoni gutturali escono dalla portentosa bocca al fine di spronare il manipolo di compari; fedele al suo signore, tal Erio da San Savino, a cui ricorda che il vil denaro serve non per sé ma per addormentare il plebeo senso della fame della truppa.
All'ora del vespro, finita la tenzone e dopo aver onorato i contendenti sconfitti, l'animo si addolcisce e si inebria nell'infinito abbraccio alla diletta Sara e all'amata Morena.
Codesto è l'homo di cui si tratta e nel bene e nel male sempre ci sarà, per cui è con grande stima e affetto che nel mio cuor per l'eternità ti porterò magnifico Sartopecco
FIRMATO
Memore di un passato che sarà
il fondamento del mio futuro
Memore di un passato che sarà
il fondamento del mio futuro
Solo chi ci ha giocato assieme, soprattutto in quegli anni, può realmente capire...
Commenti
Posta un commento